Nel dibattito sulle regole del lavoro, l’art. 18 ha occupato un posto centrale, eccessivamente enfatizzato. La soluzione adottata dal governo propone una modifica equilibrata della norma. C’è da augurarsi che sia approvata rapidamente con largo consenso dal Parlamento e che serva a evitare ulteriori tensioni sociali.
In realtà la riforma Monti va valutata nel suo complesso senza concentrarsi solo sull’art. 18. Molte parti del testo governativo presentano importanti contenuti innovativi che modificano su molti punti la normativa approvata negli ultimi anni.
La sezione riguardante le tipologie contrattuali contiene significativi passi avanti nel contrasto alla precarietà, in particolare si pone un forte freno alle forme più gravi e più diffuse di abuso come le false partite IVA e gli utilizzi impropri dei lavori a progetto.
- si restringe l’uso dell’associazione in partecipazione con apporto di lavoro, anche qui per evitare abusi;
- si regola in modo più rigoroso con incentivi e disincentivi l’uso del contratto a termine, specie se reiterato e si corregge analogamente il campo di operatività del lavoro accessorio (voucher);
- si incentiva un impegno virtuoso del contratto di lavoro a tempo parziale;
- infine, si valorizza, secondo le migliori pratiche europee, opportunamente, l’apprendistato come lo strumento più utile per far passare i giovani dalla scuola al lavoro. La Germania ha ridotto la disoccupazione giovanile con un uso massiccio dell’apprendistato arricchito di buona formazione professionale.
La parte sugli ammortizzatori sociali, che è stata discussa a lungo, realizza una razionalizzazione significativa del sistema impostandolo su due istituti fondamentali, secondo le regole prevalenti in Europa: la cassa integrazione guadagni, per i casi di congiuntura sfavorevole e crisi temporanee, la indennità di disoccupazione.
La prima viene semplificata ed estesa progressivamente a tutte le imprese, la seconda è potenziata e il suo ambito di applicazione è allargato anche ai lavoratori che sono entrati da poco nel mercato del lavoro (giovani, apprendisti). L’obiettivo è di realizzare un sistema di welfare universale, anche se è realizzato per ora solo in modo parziale, data la scarsità di risorse pubbliche e per non gravare troppo con contributi sulle categorie produttive.
Ma riforme così importanti sono quasi sempre “progressive”, tanto più in periodi di difficoltà economiche. Non si dimentichi che i tentativi di estendere gli ammortizzatori sociali esperiti negli ultimi venti anni, non hanno avuto grande esito.
L’utilità e l’efficacia di questa parte della riforma dipenderanno in modo decisivo dal rafforzamento delle politiche attive del lavoro e dei servizi per l’impiego.
In proposito occorrerà impegnarsi di più - anche sul piano organizzativo – di quanto si sia fatto finora, seguendo esempi virtuosi di alcune (non molte) regioni.
Le modifiche sull’art. 18 rendono la norma ”più europea”, vicina a quella dei paesi centrali dell’Unione, Germania in primo luogo. Al licenziamento ingiustificato non segue più automaticamente, come oggi, la reintegrazione del lavoratore. Essa consegue solo ai casi più gravi quando i fatti addotti sono del tutto insussistenti. Questo vale anche per i licenziamenti economici su cui si è discusso a più a lungo.
Tale scelta vuole evitare il rischio, denunciato dai sindacati e dal PD, che si possa aprire un varco a un uso abusivo dei licenziamenti adducendo necessità economiche (es. calo di vendite, deficit di bilancio, soppressione di posti per trasformazioni tecnologiche e simili) che non esistono.
La procedura obbligatoria preventiva di conciliazione prevista prima del licenziamento è un filtro utile, che può favorire la soluzione transattiva delle controversie. Inoltre, il dossier preparato dalle parti nel corso della procedura può fornire al giudice elementi di fatto per una decisione più informata e ridurre i rischi che il giudice si intrometta indebitamente nelle scelte aziendali.
E’ positiva la scelta del governo di accelerare l’iter processuale con un procedimento speciale d’urgenza. In tal modo si riducono i costi dell’incertezza e si evita che l’impresa possa essere chiamata a rispondere di un licenziamento dichiarato illegittimo dopo.
Le soluzioni proposte per la riforma in generale, e per l’art. 18 in particolare, saranno vagliate in Parlamento. La Commissione Lavoro del Senato intende procedere sollecitamente con l’obiettivo di arrivare a una approvazione condivisa dell’Aula, entro i primi di maggio.
Sulle richieste di modifiche avanzate dalle associazioni imprenditoriali, in particolare sulle cd. flessibilità in entrata, l’impegno è di ricercare soluzioni di compromesso che chiariscano alcuni punti senza stravolgere l’impianto del testo. Sui collaboratori a progetto, sulle partite IVA e sulle associazioni in partecipazione, si tratta di trovare indicatori tipici che evitino abusi, distinguendo le varie posizioni, senza ostacolare la flessibilità buona. Ad es., le alte professionalità vanno valorizzate e possono essere oggetto di contratti del genere; invece, questi non possono essere usati per lavori esecutivi paralleli a quelli che si svolgono nell’azienda, con le modalità tipiche della subordinazione.
Altri punti del disegno di legge possono essere migliorati. C’è consenso tra i maggiori partiti sulla opportunità di valorizzare i fondi bilaterali, già attivi in vari settori (specie artigianato, commercio), per funzioni di tutela del reddito e di formazione, rendendo possibile che essi contribuiscano a sostenere con le loro risorse anche i nuovi ammortizzatori.
Oltre alla bilateralità, andrebbero valorizzate forme partecipative in azienda sul modello europeo. In Senato è in fase di avanzata discussione un ddl bipartisan a firma Treu-Castro. Sarebbe una buona occasione per approvarlo: perché contribuirebbe a migliorare il clima delle nostre relazioni industriali.
Il PD inoltre chiede di rafforzare gli ammortizzatori per i lavori atipici, con formule simili alla cd. mini ASPI, utilizzando una quota parte degli aumenti contributivi che vengono alzati progressivamente al 33%. Per evitare che tale aumento contributivo sia pagato tutto dai lavoratori, con riduzione del loro compenso, è necessario stabilire il principio che tale compenso non può essere inferiore a quello previsto per professionalità analoghe dai contratti collettivi.
Una approvazione sollecita e sostenuta da largo consenso della riforma è necessaria per migliorare il funzionamento del mercato del lavoro e per ridurre le tensioni che si sono da troppo accumulate sui temi della flessibilità e dei licenziamenti. Inoltre, serve per andare oltre e per concentrare l’attenzione sui temi urgenti del rilancio dello sviluppo e del sostegno all’occupazione, specie giovanile.
|