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17/04/2012
Roma

Non e' tutto e subito, ma una riforma ''progressiva''
di Tiziano Treu


 

Nel dibattito sulle regole  del lavoro, l’art. 18 ha  occupato  un posto centrale, eccessivamente enfatizzato. La soluzione  adottata dal governo propone una modifica  equilibrata della norma. C’è da augurarsi  che sia approvata  rapidamente  con largo consenso dal Parlamento  e che serva a evitare ulteriori  tensioni sociali.

In realtà la riforma Monti va valutata  nel suo complesso  senza concentrarsi solo sull’art. 18. Molte parti del testo governativo presentano importanti contenuti innovativi che modificano su molti punti la normativa approvata negli ultimi anni.

La sezione riguardante le tipologie contrattuali contiene  significativi passi  avanti  nel contrasto alla precarietà, in particolare si pone un forte  freno alle forme  più gravi e più diffuse di abuso  come le false partite IVA e gli utilizzi impropri dei lavori a progetto.

-         si restringe  l’uso dell’associazione in partecipazione con apporto di lavoro, anche qui per evitare abusi;

-         si regola  in modo più rigoroso con incentivi e disincentivi l’uso del contratto a termine, specie se reiterato e si corregge analogamente  il campo di operatività del lavoro accessorio (voucher);

-         si incentiva un impegno virtuoso  del contratto di lavoro a tempo parziale;

-         infine, si valorizza, secondo le migliori pratiche europee, opportunamente, l’apprendistato  come lo strumento più utile per far passare i giovani dalla scuola al lavoro. La Germania ha ridotto  la disoccupazione giovanile con un uso massiccio dell’apprendistato arricchito  di buona formazione professionale.

La parte sugli ammortizzatori sociali, che è stata  discussa a lungo,  realizza una razionalizzazione significativa  del sistema impostandolo su due istituti fondamentali, secondo le regole  prevalenti in Europa: la cassa integrazione  guadagni, per i casi  di congiuntura sfavorevole e crisi temporanee, la indennità di disoccupazione.

 La prima viene  semplificata ed estesa progressivamente a tutte le imprese, la seconda è potenziata e il suo ambito di applicazione è allargato anche ai lavoratori che sono entrati da poco  nel mercato del lavoro (giovani, apprendisti). L’obiettivo è di  realizzare un sistema di welfare universale, anche se è realizzato per ora solo in modo parziale, data la scarsità di risorse pubbliche e per non gravare troppo con contributi sulle categorie produttive.

 Ma riforme così importanti  sono quasi sempre “progressive”, tanto più in periodi di difficoltà economiche. Non si dimentichi che i tentativi di estendere gli ammortizzatori sociali esperiti negli ultimi venti anni, non hanno avuto grande esito.

 L’utilità e l’efficacia  di questa parte della riforma  dipenderanno  in modo decisivo dal rafforzamento delle politiche attive del lavoro e dei servizi per l’impiego.

In proposito occorrerà impegnarsi di più  - anche sul piano organizzativo – di quanto si sia fatto finora, seguendo esempi virtuosi di alcune (non molte) regioni.

Le modifiche sull’art. 18  rendono la norma ”più europea”, vicina a quella dei paesi  centrali dell’Unione, Germania in primo luogo. Al licenziamento ingiustificato non segue più automaticamente, come oggi, la reintegrazione del lavoratore. Essa consegue solo ai casi più gravi quando i fatti  addotti sono del tutto insussistenti. Questo vale anche per i licenziamenti  economici  su cui si è discusso a più a lungo.

Tale scelta vuole evitare  il rischio, denunciato dai sindacati e dal PD, che si possa aprire un varco a un uso abusivo dei licenziamenti adducendo necessità economiche (es. calo di vendite, deficit di bilancio, soppressione di posti per trasformazioni tecnologiche e simili) che non esistono.

La procedura obbligatoria preventiva di conciliazione prevista prima del licenziamento  è un filtro  utile, che può favorire la soluzione  transattiva  delle controversie. Inoltre, il dossier preparato dalle parti nel corso della procedura  può fornire al giudice elementi di fatto per una decisione  più informata  e ridurre i rischi che il giudice  si intrometta indebitamente nelle scelte aziendali.

E’ positiva la scelta del governo di accelerare l’iter processuale  con un procedimento speciale d’urgenza. In tal modo si riducono i costi dell’incertezza e si evita che l’impresa possa essere chiamata a rispondere di un licenziamento dichiarato illegittimo dopo.

Le soluzioni proposte per la riforma in generale, e per l’art. 18  in particolare, saranno vagliate in Parlamento. La Commissione Lavoro del Senato intende procedere sollecitamente con l’obiettivo di arrivare a una approvazione condivisa dell’Aula, entro i primi di maggio.

Sulle richieste di modifiche avanzate dalle associazioni imprenditoriali,  in particolare sulle cd. flessibilità in entrata, l’impegno  è di ricercare soluzioni  di compromesso  che chiariscano alcuni punti senza stravolgere l’impianto del testo. Sui collaboratori a progetto, sulle partite IVA e sulle associazioni  in partecipazione, si tratta di trovare indicatori tipici che evitino  abusi, distinguendo le varie posizioni,  senza ostacolare  la flessibilità buona. Ad es., le alte professionalità vanno valorizzate e possono essere  oggetto  di contratti del genere; invece, questi non possono essere usati per lavori esecutivi  paralleli a quelli che si svolgono nell’azienda, con le modalità  tipiche della subordinazione.

 Altri punti del disegno di legge possono essere migliorati.  C’è consenso tra i maggiori partiti sulla opportunità di valorizzare  i fondi bilaterali,  già attivi in vari settori  (specie artigianato, commercio), per funzioni  di tutela  del reddito  e di formazione, rendendo possibile  che essi contribuiscano  a sostenere con le loro risorse  anche i nuovi ammortizzatori.

Oltre alla bilateralità,  andrebbero valorizzate  forme partecipative  in azienda sul modello europeo. In Senato è in fase di avanzata discussione un ddl bipartisan a firma Treu-Castro. Sarebbe una buona occasione per approvarlo: perché contribuirebbe a migliorare  il clima delle nostre  relazioni industriali.

Il PD inoltre  chiede di rafforzare  gli ammortizzatori  per i lavori atipici, con formule simili alla cd. mini ASPI, utilizzando una quota parte degli aumenti contributivi che vengono  alzati progressivamente al 33%. Per evitare che tale aumento contributivo  sia pagato tutto dai lavoratori, con riduzione del loro compenso, è necessario stabilire  il principio che tale compenso non può essere inferiore a quello previsto per professionalità analoghe dai contratti collettivi.

Una  approvazione  sollecita e sostenuta da largo consenso  della riforma  è necessaria  per migliorare  il funzionamento  del mercato del lavoro e per ridurre  le tensioni che si sono da troppo accumulate sui temi della flessibilità e dei licenziamenti. Inoltre, serve per andare oltre e per concentrare l’attenzione  sui temi urgenti del rilancio dello sviluppo e del sostegno all’occupazione, specie giovanile. 

 

 
 

 

 

 
 
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