“Prima pensiamo ai disoccupati e a migliorare il sistema degli ammortizzatori sociali. Poi, possiamo discutere di tutto il resto: del contratto unico, del salario minimo garantito e persino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che per me non è mai stato un tabù “. È questa la posizione di Tiziano Treu, senatore del Pd ed ex-ministro del Welfare nel primo governo Prodi, sulla prossima riforma del mercato del lavoro, messa in agenda dal premier Mario Monti per rilanciare la crescita economica del paese.
Il primo passo da compiere, secondo Treu, è l’ allargamento delle indennità di disoccupazione a molti lavoratori che hanno perso il posto, o lo perderanno nei prossimi mesi, e che oggi non sono coperti dal sistema degli ammortizzatori sociali.
Il ministro del welfare, Elsa Fornero, si è dichiarata favorevole a introdurre il reddito minimo garantito per tutti. È d’accordo?
Dipende da cosa intendeva dire il ministro. Su questo punto, bisogna infatti sgomberare il campo da qualche equivoco.
Quali?
Quando si parla di istituire il reddito minimo garantito si possono intendere molte cose: per esempio l’introduzione di un sostegno economico a tutti i cittadini bisognosi che, per vari motivi, si trovano in stato di povertà. Questa misura, però, oggi è difficilmente applicabile perché risulterebbe molto costosa.
Qual è l’alternativa, dunque?
Innanzitutto bisogna estendere le indennità di disoccupazione a molti lavoratori che oggi non possono beneficiarne, garantendo un reddito minimo soprattutto a chi ha appena perso il posto o a chi sta per perderlo. L’emorragia di licenziamenti è la prima emergenza da affrontare e il governo deve farsene carico.
Anche questa misura avrebbe dei costi però…
Certo. E infatti si tratta di una norma che va studiata bene. Negli anni scorsi, il Pd ha presentato una proposta di riforma simile, calcolando un costo attorno ai 3-4 miliardi di euro all’anno. Ma le stime andranno probabilmente aggiornate.
C’è chi vorrebbe introdurre un salario minimo per legge per tutti i lavoratori, anche per chi non rischia la disoccupazione. Cosa ne pensa?
Ecco, questo è il terzo modo in cui si può intendere l’introduzione del reddito minimo garantito. Il Pd è favorevole anche a un provvedimento di questo tipo e abbiamo presentato da tempo una nostra proposta, anche se la priorità restano i sussidi alla disoccupazione. Si tratta di una norma che mira a introdurre delle tutele contro alcune forme di sfruttamento e contro i salari troppo bassi.
La Confindustria è contraria però…
Non mi stupisco, visto che a pagare i salari minimi sarebbero le imprese. Io lo ritengo invece un provvedimento giusto, che esiste nella maggior parte dei paesi europei, anche in quelli governati dalla destra come la Gran Bretagna.
E della revisione dell’articolo 18 dello Statuto del lavoratori cosa pensa?
Credo che su questo tema ci sia una proposta di legge che può rappresentare un buon punto di partenza, capace di trovare un ampio consenso in Parlamento: è quella presentata dal senatore del Pd, Paolo Nerozzi, in collaborazione con Tito Boeri, che rende più flessibili le tutele contro i licenziamenti ingiusti, distribuendole progressivamente nel tempo, cioè nei primi tre anni successivi all’assunzione. Ma ripeto: la modifica dell’articolo 18 non rappresenta una priorità in questo momento.
A dire il vero, è una riforma che ci ha chiesto la Banca Centrale Europea, con la famosa lettera dell’estate scorsa…
No. La Bce non ha fatto mai riferimento all’articolo 18 ma soltanto ai costi dei licenziamenti nel nostro paese, che sono troppo elevati. La colpa, però, non è certo delle norme contenute nello Statuto dei Lavoratori.
Qual è la causa allora?
Per esempio la lunghezza eccessiva delle controversie di lavoro che spesso, in Italia, durano almeno 4 anni. |