NEWS
 
 
 

 
13/05/2010
Milano
I Piccoli, gli altri precari.
 
La nascita di Rete imprese Italia è una buona notizia. Anzitutto perché è in controtendenza rispetto alle spinte settoriali e “divisive” presenti nel paese. Inoltre non si tratta di una operazione improvvisata né solo difensiva; almeno così è annunciata. E’ stata preparata da tempo, anche in sede locale con l’intenzione di “fare le cose giuste che servono alla maggioranza delle imprese”, come ha detto il presidente di Confartigianato Guerrini. La formula “Rete” è adatta a un insieme di realtà economiche complesse ed eterogenee. L’utilità dell’operazione si dovrà misurare subito con le sfide difficili poste dalla crisi. Le richieste al governo avanzate dal gruppo dirigente di più semplificazione e meno tasse non sono nuove. Anzi sono da tempo e con buone ragioni sul tavolo del governo; ma sono state finora trascurate in nome del rigore di bilancio. Combinare le esigenze del rigore con quelle di sostegno alla crescita è ora particolarmente difficile per la durezza della crisi. Ma è necessario e lo si può fare solo con scelte più coraggiose di quelle attuate finora. Le semplificazioni normative e istituzionali non costano, anzi; ma vanno contro interessi costituiti e a inerzie istituzionali. Così alcune liberalizzazioni e la rottura di posizioni di privilegio. Tentativi del recente passato sono stati timidi e talora sbagliati (compresi alcuni del centrosinistra). La nuova “Rete” potrebbe aiutare la politica a fare meglio su entrambi i fronti: ma dovrà vincere molte resistenze, anche nel proprio interno, di aree e settori protetti. La promessa di ridurre la pressione fiscale rischia di essere ancora rinviata sine die, sempre in attesa del federalismo fiscale. Ma l’obiettivo federale resta per ora oscuro: e non è detto che porti vantaggi alle imprese: i precedenti finora non sono favorevoli. Nel frattempo il governo potrebbe intervenire con più selettività nella distribuzione degli incentivi alle imprese e nella erogazione del credito. Qui c’è ancora molta “selettività inversa”, come lamentano da tempo le PMI, nel senso che si privilegiano troppo le distribuzioni a pioggia e i “soliti noti”. Anche questo non costa economicamente, anzi può far risparmiare; ma richiede coraggio politico. Non si tratta di accontentare una lobby (la Rete) invece di un’altra (la Confindustria) ma di privilegiare le imprese che investono e innovano veramente. Questo è un compito importante per una associazione che “vuole fare le cose giuste per il paese”, cioè migliorare la competitività delle imprese. Le iniziative in tale direzione dovrebbero essere discusse apertamente e potrebbero trovare ampio consenso, anche nel PD. Il PD finora ha interagito poco e male con il mondo delle PMI; per questo è stato vissuto come ostile o contrario. Ora sta cercando di correggere questo errore; ma deve rendersi credibile con atteggiamenti e proposte concrete, anche dall’opposizione. Nelle regioni dove è al governo deve utilizzare i poteri delle autonomie, non irrilevanti, per fare meglio di quanto fa il governo centrale:meno sprechi, più selettività nel sostegno alle imprese che meritano, meno burocrazia (quella regionale non è da meno di quella centrale). Un segnale in questo senso viene da iniziative parlamentari del PD, cui ho contribuito personalmente, che vogliono rispondere a problemi specifici, finora largamente trascurati dal governo, dei lavoratori autonomi e delle micro imprese. Questi ddl prevedono misure specifiche per valorizzare e sostenere il lavoro di queste persone: detassazione degli investimenti in auto formazione, assistenza per attività di riposizionamenti sui mercati, nazionali e stranieri; tutela delle invenzioni e dei marchi, della proprietà intellettuale di tutti i lavoratori autonomi, sostegni fiscali e contributivi alle forme di mutualità in materia di maternità, malattia, pensioni e assistenza integrativa; garanzie nei casi di crisi e difficoltà economiche, sotto forma di prestiti agevolati e/o di ammortizzatori sociali specifici, riduzione dell’Irap (in attesa della riforma). Una proposta ulteriore presentata alla Camera anche dall’On. Cazzola prevede un sostegno per le pensioni future. Le pensioni, di tutti i lavoratori, ma in particolare di quelli autonomi, e dei vari tipi di lavori precari (collaborazioni, partite Iva ecc) sono destinate a essere sempre più magre e insufficienti a soddisfare le esigenze di vita. Per questo abbiamo previsto che sia istituita una pensione di base, fiscalmente finanziata, che si aggiunga alla pensione contributiva di ciascuno, in modo da garantire nel complesso una pensione adeguata. Nella nuova “Rete di imprese” lavorano fra dipendenti, autonomi, artigiani e commercianti oltre la metà della popolazione attiva italiana (oltre 13 milioni). Lavorano insieme, spesso gomito a gomito. Per questo occorre superare sterili contrapposizioni del passato. Occorre riconoscere il valore di tutte le varie forme di lavoro e impegnarsi affinchè tutti collaborino a far ripartire l’Italia.
 
Tiziano Treu
 

 

 

 
 
www.tizianotreu.org all right reserved - powered by venicemedia