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18/20/2010
Venezia
Emergenza occupazione e riforma del mercato del lavoro
da Europa

 
L’emergenza occupazione richiede  massicci interventi di urgenza;  ma non si risolve  senza iniziative  di riforma che permettano di superare le attuali distorsioni e dualismi  del mercato del lavoro. Per fronteggiare i nuovi mercati con efficacia si tratta né più né meno  che di rivedere le regole fondamentali del lavoro. Il diritto del lavoro del 900 ha regolato lavori omogenei e stabili, quelli subordinati del modello fordista. Ora è necessario regolare lavori diversi, variabili e spesso discontinui. La pretesa  di regolare in modo uniforme, con le modalità del passato è irrealistico; non corrisponde neppure alle esigenze e al vissuto di molti lavoratori che si sentono diversi e vogliono più autonomia.

Occorre tener conto delle diversità, possibilmente valorizzarle, ma evitare che si tramutino in dualismi, in diseguaglianze  ingiustificate e in precarietà. Ricomporre queste diversità riconducendole a principi e valori comuni è il compito del nuovo diritto e delle politiche del lavoro che il PD deve affrontare.

 Per svolgerlo non bastano interventi parziali, come quelli attuati finora dal centro-destra, per lo più  diretti alla moltiplicazione dei tipi negoziali  e alla liberalizzazione degli ingressi nel mercato del lavoro, col risultato  di avallare i dualismi e moltiplicare  le incertezze. Occorre affrontare  tutte le forme  e le manifestazioni  dei dualismi: questi sono molteplici, non riguardano solo le modalità di entrata  nel mercato del lavoro  né solo quelle di uscita, neppure la protezione dai licenziamenti ingiustificati, su cui si è concentrata l’attenzione. L’art. 18 non è la causa unica dei dualismi e della crescita del lavoro precario.

Una radice strutturale consiste nella instabilità dell’economia e delle imprese: imprese precarie producono lavoro precario.
Solo un’economia dinamica ed equilibrata  permette la sostenibilità del lavoro,  la sua stabilità per chi la ricerca,  la mobilità utile per chi la desidera o deve affrontarla. Questo è un compito  che investe l’intero spettro delle politiche economiche. Le regole del lavoro  possono contribuire  all’obiettivo  se cambiano  modo di essere  in due direzioni: ridefinendo sia le tutele  dei diversi lavori  sia gli strumenti per promuovere le opportunità  e i percorsi di mobilità.

Sul primo punto: le tutele vanno rimodulate non su schemi  uniformi del passato, ma tenendo conto dei bisogni effettivi delle persone. Questa è l’idea originaria dello Statuto dei lavori. Bisogna approfondirla e andare oltre. Abbandonare l’idea  che si possano definire e regolare nei dettagli tutte le modalità dei diversi rapporti, inseguendone le specificità con normative di dettaglio, tanto complicate quanto poco efficaci. Così non si  compongono i dualismi ma si rischia di consolidarli.

 Occorre invece ricercare con più coraggio di quanto di sia fatto finora , una base comune di regole sulle principali condizioni di lavoro, uno zoccolo sociale, riguardante tutti i rapporti di lavoro, compresi quelli collocati nell’area grigia  del lavoro semi autonomo e i lavoratori autonomi  che svolgono attività personale. Questo zoccolo comune dovrebbe comprendere i fondamentali aspetti del diritto del lavoro e del welfare fondamentali: i diritti individuali e collettivi  dei lavoratori indicati  già nelle proposte  di Statuto dei lavori; tutele universali  del reddito  in caso di inattività temporanea e disoccupazione, accompagnate da politiche attive  per sostenere del lavoro e da una formazione   professionale che aggiorni  effettivamente le professionalità; salario minimo  fissato secondo parametri negoziati, ma sancito per legge, capace  di tutelare i working poors, non coperti dalla contrattazione; reddito sociale di inserimento sostenuto da politiche di attivazione, e pensioni di base comuni  per tutti i cittadini, cui aggiungere ulteriori prestazioni contributive e complementari. Questa prospettiva è più corretta e più completa di quella del cd. contratto unico, che riguarda solo le modalità di ingresso al lavoro. Delle proposte sul contratto unico si può  discutere – come sta facendo il PD -  valutando i pro e i contro delle diverse versioni. Ma non basta facilitare l’ingresso al lavoro modulando le tutele del tempo indeterminato per risolvere i dualismi e la precarietà.

Questi vanno affrontati nelle loro manifestazioni più ampie fornendo non (solo) un contratto unico a tempo indeterminato, ma appunto una base comune che ricomponga le condizioni  fondamentali  di tutti i lavori. Le componenti di tutela di questa base comune (salario, ammortizzatori, pensioni) riducono i rischi dell’incertezza e della precarietà; e quindi sdrammatizzano anche il problema del contratto unico e dell’art. 18, come si vede nelle migliori pratiche europee.

Queste modifiche sono di carattere normativo. La seconda direzione di riforma riguarda gli strumenti organizzativi e collettivi di promozione del lavoro. Si tratta di mettere a punto finalmente una organizzazione moderna ed efficiente dei servizi all’impiego e della formazione continua, che permetta alle tutele del reddito di essere attive e utili all’occupazione delle persone. E va attuato con coraggio il riordino degli incentivi al lavoro, alla mobilità, al reimpiego, all’imprenditorialità. Il riordino deve superare l’attuale dispersione di risorse su obiettivi marginali o inutili e concentrarle sulla promozione  dell’occupabilità delle persone nei momenti critici della vita.

Oltre ad attivare una base comune di tutele, queste vanno integrate  e differenziate per  fornire trattamenti migliori rispetto a quelli di base. Tale obiettivo si può realizzare solo con forme innovative di contrattazione decentrata, aziendale e territoriale, con l’intervento di enti bilaterali, e con l’azione concentrata fra parti sociali e istituzioni locali. E’un’area vasta di diritti e di welfare da riempire in via di sussidiarietà. Essa  richiede nuove strategie e una innovata capacità di rappresentanza al sindacato, una intelligenza sociale alle autonomie private e istituzionali.
Le due direzioni di cambiamento qui accennate  costituiscono una sfida per le forze riformiste. Prefigurano un obiettivo ambizioso per le politiche del lavoro e del welfare: più regole e trattamenti universalistici, meno norme frammentarie e divisive, più sostegni e opportunità alle persone nelle vicende di lavoro e di vita.
 
 

 

 

 
 
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