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21/12/2009
Roma
Area democratica riparte da Cortona in bilico tra coesione e federazione
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| Due giorni per organizzare la minoranza interna e portare il proprio contributo alla dialettica interna del Pd.
Nasce così l’appuntamento di Area democratica, previsto per il 18 e 19 dicembre a Cortona. Il programma è ancora in via di definizione, ma a parte la relazione di apertura di Michele Salvati e le conclusioni affidate a Dario Franceschini, il dibattito dovrebbe restare aperto ai contributi dei presenti. Anche perché il tentativo di definire un percorso più strutturato ha creato qualche difficoltà agli equilibri interni alla componente, tanto da prospettare perfino un rinvio dell’appuntamento, poi scongiurato.
Metabolizzare la sconfitta alle primarie, superare i personalismi, trovare il giusto equilibrio tra la partecipazione alla gestione unitaria del partito e strutturare un’area alternativa, anche se non conflittuale, alla maggioranza bersaniana: tutti fattori che hanno reso complicato il varo effettivo di Area democratica, tanto da farla configurare più come una “confederazione” di diverse componenti (le principali: ex popolari, fassiniani, veltroniani, SemDem) che come uno schieramento compatto. Cortona, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe segnare un passo avanti verso una strutturazione più chiara di Ad, anche nei rapporti con l’ex prima mozione, che ha vinto le primarie.
Se Bersani sta mantenendo un equilibrio apprezzato dalla minoranza, le dichiarazioni di Letta sui processi del premier e le aperture al dialogo con la maggioranza sulla giustizia venute da Violante hanno creato qualche malumore all’interno di Ad, soprattutto tra i veltroniani. «Abbiamo rispettato la luna di miele di Bersani dopo il congresso – spiega Giorgio Tonini – ma prima o poi tornerà il tran tran matrimoniale, comprese le discussioni».
D’altra parte, proprio tra Veltroni e Franceschini i rapporti si sono un po’ raffreddati dopo le primarie e nella cerchia del capogruppo c’è chi vede nel ritorno in campo del primo segretario dem un tentativo di riconquistare la leadership della minoranza. Se così fosse, il futuro di Ad sarebbe tutt’altro che scontato.
A giocare a favore della compattezza dell’ex seconda mozione sono le fuoriuscite di questi giorni di alcuni parlamentari eletti nel Pd verso Api e Udc. Anche Paola Binetti, ieri, ha sottolineato l’esistenza secondo lei di un disagio dei cattolici nel Pd, precisando però che «per andarsene occorre avere la consapevolezza che dove si va, poi, le proprie convinzioni hanno una cittadinanza più forte». Per questo, ammette, «resto nel Pd, ma guardando a Rutelli».
Tra i dem non tutti credono però che esista un vero e proprio disagio dei cattolici dem. «Si esibiscano le ragioni politiche di questo disagio – invoca Franco Monaco, sostenitore di Bersani alle primarie – semmai è fuori posto nel Pd chi non ne riconosce lo statuto di partito laico, unitario e plurale». Anche nella minoranza, però, si sottolineano maliziosamente alcune coincidenze tra gli addii al Pd e il raggiungimento della terza legislatura, oltre la quale il partito non ammette ricandidature in parlamento.
Venerdì e sabato, intanto, sarà Francesco Rutelli a delineare meglio i confini del proprio movimento, nel congresso fondativo di Parma. Forme di partecipazione alla politica, lavoro e imprese, welfare, rapporto con i territori e ambiente sono i temi che saranno sviluppati nel corso del convegno. Ma l’incontro servirà soprattutto a far capire le ambizioni di Alleanza per l’Italia e il rapporto che questa vorrà mantenere con il Pd, da una parte, e l’Udc dall’altra, a partire dalle prossime regionali. Aspettando Fini, è la speranza di Rutelli. |
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