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23/07/2010 Un'eccezione con implicazioni generali
di Tiziano Treu
L’accordo di Pomigliano ha sollevato molti interrogativi, non tutti appropriati né sempre affrontati con la dovuta lucidità. Anche la questione se sia un caso anomalo o tipico va impostata con molti distinguo per non essere fuorviante. La situazione di Pomigliano è eccezionale, sia per il contesto ambientale in cui la fabbrica è collocata, che ha creato non poche difficoltà già in anni passati, sia per le anomalie intervenute nella gestione dei rapporti di lavoro, di cui l’assenteismo dilagante è solo la manifestazione più grave.
Ma Pomigliano ha implicazioni generali: pone al sindacato e alle aziende italiane il problema di come affrontare una competizione globale sempre più dura, non solo nel settore auto; con quali condizioni di lavoro, con quale tipo di produttività, ma anche con quali investimenti e innovazioni aziendali.
Affrontare le difficili sfide della competizione globale non significa accettare condizioni di lavoro da “terzo mondo” né sul piano salariale né su quello dei diritti. Chi denuncia l’accordo di Pomigliano come l’apertura di una deriva “cinese” delle nostre relazioni sindacali, fa dell’allarmismo pericoloso. Dimentica che centinaia – migliaia di aziende italiane, anche medie e piccole, competono con successo sui mercati internazionali mantenendo rapporti e condizioni di lavoro da paese civile.
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06/07/2010
Da Caffè Europa
La società della cura. Economia e welfare dopo il crollo di wall street
Intervista a Tiziano Treu di Lucilla Guidi
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“Per superare la crisi non basta aggiustare singoli pezzi del meccanismo economico e sociale, occorre cambiare mentalità, sostituire l’attuale paradigma. E’ necessario congedare l’individualismo assolutizzato, capovolgendo il postulato di un certo liberismo à la ‘greed is good’”.
Questa è la diagnosi del giuslavorista e senatore Tiziano Treu, autore, insieme all’epistemologo e senatore Mauro Ceruti, del saggio edito da Laterza Organizzare l’altruismo, globalizzazione e welfare.
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25/06/2010
da Europa
Il voto di Pomigliano |
Il seguito del voto di Pomigliano rischia di essere altrettanto tormentato delle sue premesse. La presa di posizione della Fiat lo conferma. Abbandonare Pomigliano sembra, per ora, escluso. Aprirebbe scenari impensabili in un area già colpita duramente dalla disoccupazione e da un grave deterioramento del tessuto sociale. Impegnare lo stabilimento su altre produzioni di auto evita queste conseguenze drammatiche e può riaprire la partita in modo da tenere conto dell’esito del referendum, ma non risolve tutti i problemi.
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22/06/2010
Roma
Un accordo che regga per tempo |
Articolo Sen. Tiziano Treu Per salvare Pomigliano è necessario un accordo, un accordo pieno che regga nel tempo. Ne sono convinto; e tutti quelli che hanno a cuore la sorte di quella grande fabbrica dovrebbero adoperarsi perché tale condizione si realizzi.
Si è detto che un accordo del genere non può diventare un modello per il futuro. Questa affermazione và chiarita per evitare equivoci. La situazione di Pomigliano è sicuramente eccezionale, per le sue anomalie, di cui l’assenteismo dilagante è solo la manifestazione più grave. Ma ha implicazioni generali: pone al sindacato e alle aziende italiane il problema di come affrontare una competizione globale sempre più dura, non solo nel settore auto; con quali condizioni di lavoro, con quale tipo di produttività, ma anche con quali investimenti e innovazioni aziendali.
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14/06/2010
Roma
Una manovra di “fichi secchi” di Tiziano Treu |
Una manovra di “fichi secchi” è giusta la definizione di Pisanu. La crisi continua a imperversare, c’è il rischio di una ricaduta in tutto il mondo, e noi l’affrontiamo con tagli ingiusti e inefficaci, senza la minima idea di come far reagire il paese al rischio incombente del declino. Per questo chi critica la manovra non può limitarsi a emendamenti di dettaglio. Occorre cambiare la prospettiva, anche nel praticare il rigore.
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02/06/2010
da L'Unità
Il lavoro prima di tutto: solo così si esce dalla crisi. di T. Treu |
La questione del lavoro è stata affrontata con impegno nel dibattito in corso all’interno del Partito Democratico. Essa dovrebbe essere al centro dell’attenzione della politica e dell’economia in generale. Invece sembra scomparsa dall’agenda della maggioranza e dalla manovra finanziaria in atto. Le misure presentate dal governo, non sono solo ingiuste per la distribuzione diseguale dei sacrifici, ma non affrontano il problema cruciale di come rimettere in moto il paese, quello economico e quello dell’occupazione.
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